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Prova

 

Un passo nel buio.

M’immergo nel buio, e cosa vedo?

Facce e contorni di sguardi, che mi attorniano nell’oscurità.

Attorno a me, solo occhi e tenebra, nel buio più atroce, che attanaglia le mie carni, mentre il mondo sembra divenire sempre più piccolo e silenzioso.

Gli occhi mi si avvicinano, ma in loro non vedo odio o sintomi di malvagità, sembra piuttosto una curiosità morbosa, come una ricerca avida del mio essere, e del mio intelletto, come se notassero qualcosa nei miei occhi, uguali, ma diversi dai loro.

Eppure io non vedo molta differenza tra me e loro, ciò nonostante non posso evitare di essere terrorizzato dai loro occhi, dentro di essi c’è qualcosa di terribile, di sbagliato, di alieno.

E cosa vi è poi attorno a me?

Dove mi trovo? Perché quell’oscurità?

Gli occhi e i visi si fanno sempre più lenti, ma il loro avanzare non si arresta.

C’è un suono nell’aria, come di un sussurro indecifrabile, o di uno spiffero d’aria, ma non riesco a comprendere veramente di cosa si tratti, nonostante questa cosa mi atterri, e a ben pensarci il mio olfatto non sembra carpire nessun odore, nulla pervade questo posto, neppure l’aria o il sussurro sembrano solcare la mia pelle, nulla, il vuoto.

Solo quegl’occhi scrutanti e minacciosi nell’oscurità.

Sono ormai a non più di un metro da me, e sembrano essersi arrestati.

Occhi e visi fermi a scrutare quei due occhi nell’oscurità, ma la mia non è un oscurità voluta, non ho desiderato io di essere qui.

Ma ora quel sussurro mi pare più chiaro, mi dice “Vieni con noi amico. Non aver paura, vogliamo conoscerti, tra noi starai bene, nella nostra oscurità non sentirai differenze, nessuno ti sarà mai contrario.”

Ma sotto di loro, un altro sospiro sembrava levarsi, più dolce, ma quasi nascosto.

E io rimango li, fermo, bloccato.

Qualcosa mi dice di accettare, d’altronde cosa potrebbe volere di più una persona se non l’essere accettato?

Cosa si può volere di più della compagnia dei propri simili, una volta che le differenze sono state appianate?

In un mondo d’oscurità chi potrebbe mai criticarti per quello che sei, se ognuno di noi è il nulla stesso?

Eppure purtroppo quel sussurro in sottofondo sembrava non voler lasciare la mia mente, tutto era confuso, e in quel mondo prima alieno e silenzioso, sembrava ora risuonare un caos indefinibile, come mille voci all’unisono, intente a gridare la propria ragione.

Ma infine alzai lo sguardo, e quattro parole mi uscirono dalla bocca, quasi involontarie.

Mi dispiace, non posso…”

E li tutto tacque.

Gli occhi e i visi mi scrutarono sempre nell’oscurità, ma questa volta il loro sguardo era un misto di dispiacere e rassegnazione, e senza dire una parola, a capo chino tutti gli sguardi si allontanarono da me, sempre più veloci, fino a quando rimasi solo nell’oscurità.

Fu in quel momento che un esplosione di luce mi ferì gli occhi, portando la luce tutt’attorno.

In uno scenario a me piacevole e familiare, i miei sei amici erano li in fila, come per aspettarmi.

Finalmente David! Ti abbiamo trovato!” disse Edgar.

Pensavamo di averti perso.” rispose Thali, il mio amore.

Si avvicinarono allora, e mi presero per mano.

non lasciarci David, rischi di perderti nell’oscurità” disse Philips, mentre Emilio annuiva.

Avete ragione ragazzi, non accadrà più” fu così che tutti insieme con anche Jerome e Teach, ci mettemmo in marcia verso l’orizzonte.

Mentre una parte nascosta di me continuava a rimuginare quanto quelle tenebre avrebbero potuto eliminare tutto quel mondo attorno a noi, così bello, ma anche così meschino.